Cartier: Un Viaggio tra Icone dell’Orologeria

Dai modelli immortali come il Tank o il Santos, in cui l’estetica e le proporzioni sono la caratteristica principale, alle incredibili creazioni di forma come il Crash o il Pasha, passando per quelle che sono le specialità della casa, i movimenti misteriosi, quelli scheletrati e le grandi complicazioni.


Santos
Per elencare i segnatempo più iconici di Cartier bisogna necessariamente partire dal primo, il Santos. Siamo all’inizio del secolo scorso, precisamente nel 1904. Un periodo molto particolare, in cui le scoperte tecnologiche stavano completamente cambiando la società. Tra gli eroi di quel periodo c’erano sicuramente i primi aviatori, vere e proprie star seguitissime dal pubblico nelle loro imprese eroiche (e già decollare con quei primitivi veicoli era più un atto di fede che di eroismo).
Uno dei più famosi aviatori dell’epoca era il brasiliano Alberto Santos-Dumont, che tra l’altro era anche amico proprio di Louis Cartier, nipote del fondatore della Maison. Parlando con l’amico gli confidò la necessità di avere un orologio da polso che fosse facilmente consultabile in volo. Gli orologi da polso d’altronde erano prerogativa esclusivamente femminile, mentre gli uomini utilizzavano gli orologi da taschino. Nasce così il primo orologio maschile da polso, chiamato con il nome dell’uomo per cui era stato inventato. Non un orologio da tasca appositamente modificato, ma un modello nuovo di zecca. Per la cassa viene scelta la forma quadrata con angoli smussati, proprio per differenziarlo dai segnatempo dell’epoca generalmente rotondi, mentre per il quadrante una numerazione romana a contrasto nero su bianco di facile lettura e una traccia dei minuti sempre di forma quadrata a “chemin de fer”, così chiamata perché ricorda i binari della ferrovia. Anche le viti, tradizionalmente nascoste, sono lasciate a vista sulla lunetta e diventano un segno distintivo del Santos. Cosi nel 1907 l’aviatore indossa il primo prototipo durante una gara di velocità aerea.
Il successo di pubblico fu immediato, sia per la fama di Santos che per l’estetica innovativa dell’orologio. Nel 1911 fu messo in produzione per il pubblico e da allora è sempre stato presente nel catalogo della Maison.


Materiali, complicazioni e proporzioni sono cambiati durante gli oltre 100 anni di vita di questo modello, ma il fascino è rimasto esattamente quello delle origini. Nel 2011, anno del centenario, è stata presentata una versione di dimensioni maggiori, più consona alle misure del mercato contemporaneo, ma è soprattutto l’ultimo nato a dimostrare tutta la maestria orologiera di Cartier. Nel 2023 è stato presentato il Santos-Dumont Squelette. Il movimento è scheletrato con la classica maestria della Maison e mette in risalto il nuovo calibro automatico e il suo sorprendente microrotore. La massa oscillante, infatti, ha la forma di un Demoiselle, l’aereo progettato da Santos nel 1907.


Tank
Altra icona indiscussa dell’orologeria di Cartier è sicuramente il Tank.
A ispirare le forme di questo innovativo segnatempo, realizzato nel 1917, è stato il design dei primi carri armati utilizzati nella prima guerra mondiale. Louis Cartier vide una fotografia dall’alto del Renault FT-17, l’espressione massima della tecnologia francese dell’epoca, e il nuovo orologio prese forma. Cassa rettangolare come il corpo del carro armato e due lunghe barre laterali a riprendere il disegno dei cingoli. Le anse, così, si uniscono alla carrure senza soluzione di continuità, creando un design pulito ed elegante. Oggi viene considerato un classico, ma al momento della sua uscita aveva un’estetica moderna e innovativa, influenzata dalle forme pure ed essenziali del cubismo e dalle linee architettoniche moderniste di Le Corbusier.
Gli stilemi Cartier sono tutti presenti; corona con cabochon, lancette blu, indici romani e minuteria a binario ferroviario.
Commercializzato dal 1919, fu subito un grande successo diventando una delle pietre miliari della Maison.
In oltre 100 anni di successo ha visto nascere molte varianti sia di forma che di estetica: il Louis, il Must, l’Américaine e il Francaise. Tutti comunque inequivocabilmente Tank. Anche al suo interno i movimenti hanno seguito questo secolo d’innovazioni, con il quarzo che ha affiancato quelli meccanici.
Nonostante le varie evoluzioni, il design puro ed elegante ha superato appieno la prova del tempo rendendo il Tank uno degli orologi più famosi della storia dell’orologeria mondiale.


Ballon Blue
Lanciato nel 2007, il Ballon Bleu conferma la capacità di Cartier creare segnatempo unici e iconici.
Eleganza e design si fondono in un orologio ben riconoscibile grazie alla sua forma particolare.
La corona, infatti, dotata del caratteristico cabochon, è inserita in una protezione sferica che la circonda e sconfina anche sul quadrante. Proprio il cerchio (o meglio il “ballon”) è il filo conduttore di tutto l’orologio. Il vetro, infatti, è bombato, come anche la carrure e il fondello, andando a disegnare una morbida curva continua.


Crash
Da sempre Cartier è stata capace di rivoluzionare l’estetica dei suoi orologi presentando casse di forma davvero uniche e particolari. Il modello più sorprendente però è sicuramente il Crash.
A prima vista, come il nome suggerisce, sembra che l’orologio sia uscito da un incidente stradale con una cassa completamente deformata, ma le suggestioni non finiscono qui. Il rimando ai quadri di Dalì, con i suoi famosi orologi molli del dipinto “La Persistenza della memoria”, viene spontaneo.
Il forte impatto estetico di questo modello d’altronde è evidente al primo sguardo e l’ha reso tanto famoso quanto iconico… ma soprattutto molto molto quotato.

La realizzazione di un modello così particolare ha fatto nascere molte leggende sulla sua genesi. La più quotata racconta di una cliente che dopo un incidente ha portato a riparare in negozio il suo Baignoire completamente ammaccato. Colpiti dall’estetica unica, alla Cartier decisero di creare un nuovo modello basato su quella forma. Come detto, però, sono tutte leggende perché la vera storia della nascita del Crash è stata raccontata pochi anni fa in un libro sulla Maison scritto da Francesca Cartier Brickell, una discendente dei Cartier.
Il Crash, infatti, è stato creato nel 1967 da Jean-Jacques Cartier, che si occupava della filiale londinese della manifattura. La capitale inglese stava vivendo un periodo di forte rinnovamento culturale, in netto contrasto con le rigidi tradizioni secolari. La libertà creativa della sede di Londra permise di cavalcare questi nuovi gusti estetici presentando un orologio che rompesse con il passato e dialogasse con la voglia di novità e stupore che stava dilagando. Quasi un oggetto punk ante litteram, ma ovviamente in versione lusso.


Pasha
Nel 1932, Louis Cartier ricevette una richiesta particolare da El Glaoui, sultano di Marrakech, conosciuto come il Pasha. Il sultano desiderava un orologio da indossare sia nelle occasioni formali che durante lo svago, senza preoccuparsi dell’impermeabilità. Cartier accettò l’incarico e creò il primo orologio impermeabile di Cartier, un esemplare unico destinato al Pasha.
Nonostante l’intenzione iniziale di Cartier di commercializzare l’orologio, il Pasha non fu mai messo in vendita. Tuttavia, il destino dell’orologio cambiò nel 1985, quando Cartier decise di immetterlo sul mercato. Per questa riedizione fu scelto il più importante designer di orologi della storia, Gérald Genta, lo matita dietro il Royal Oak di Audemars Piguet e il Nautilus di Patek Philippe.
L’idea di Cartier era quella di creare un orologio imponente e sportivo, ma che rispecchiasse gli elevati standard di eleganza della maison, e il risultato fu sorprendente.
Cassa rotonda con la caratteristica lunetta sovradimensionata di Genta e, sul quadrante, niente numeri romani ma solamente quattro numeri arabi (3, 6, 9 e 12). Vengono implementati anche alcuni codici stilistici tipici di Cartier come le lancette azzurrate, il cabochon in zaffiro blu sulla corona e la minuteria a binario, proposta però in forma quadrata così da contrapporsi alle forme tonde del design.
Decisamente distintivo anche l’inedito cappuccio copricorona fissato con una vistosa catenella alla carrure per aumentare l’impermeabilità dell’orologio, dotato anch’esso del classico cabochon della Maison.

Negli anni la collezione Pacha è stata arricchita da molte varianti con misure, materiali e complicazioni diverse, oltre alla magistrale scheletratura di cui è capace la manifattura.
Tra le varie versioni prodotte quella più riconoscibile è sicuramente il Grid del 1997 che, come il suo antesignano destinato al sultano, presenta una vistosa grata protettiva sul vetro. Utile all’epoca quando i vetri erano in plexiglass e decisamente più delicati rispetto moderni vetri in zaffiro.
Meccanicamente ancora più particolare il Day&Night del 1998. La lunga lancetta delle ore, infatti, presenta alle sue estremità un sole e una luna e compie il suo giro in 24 ore. Passando nella parte superiore del quadrante mostra l’ora corrente su due semicerchi destinati alle ore diurne e a quelle notturne.
