Skip to main content

Cartier Pasha: il mito di Marrakech

Il Cartier Pasha, nato negli anni ’30 come orologio unico per il pascià di Marrakech, si è evoluto nel tempo diventando un’icona di design grazie alla visione di Gérald Genta negli anni ’80. Con il suo inconfondibile stile e le numerose varianti, il Pasha ha attraversato decenni di innovazioni, fino a tornare nel 2020 con una nuova collezione che mantiene l’anima originale, pur aggiornando il design e la tecnologia per le nuove generazioni.
Marzo 25, 2025 – Alessandro Toc

Si narra che agli inizi degli anni ’30 il pascià di Marrakech, Thami El Glaoui, uno degli uomini più ricchi e influenti del Marocco,

avesse commissionato a Louis Cartier un orologio fuori dal comune: un segnatempo elegante ma abbastanza robusto da accompagnarlo nelle sue nuotate quotidiane.

Nel 1932 Cartier avrebbe così realizzato un esemplare unico in oro massiccio, con cassa rotonda dal profilo liscio e design Art Déco, caratterizzato da un insolito quadrante “quadrato nel cerchio” (un binario dei minuti quadrato incastonato in un quadrante rotondo) e quattro grandi numeri arabi posizionati a 12, 3, 6 e 9​.

Per proteggere l’orologio dall’acqua, furono adottate soluzioni d’avanguardia per l’epoca: una griglia metallica removibile a protezione del vetro e un tappo a vite collegato alla corona tramite una catenella, in modo da garantire la tenuta e impedire di perderlo durante l’uso​.

Vi ricorda qualcosa?

Ebbene, questo modello speciale, consegnato al pascià intorno al 1933, rimase a lungo avvolto nel mistero dopo la scomparsa del suo proprietario, alimentando la leggenda di un “Pasha” di Cartier ante litteram. Nel 1943, tuttavia, Cartier inserì ufficialmente in catalogo un orologio da polso rotondo impermeabile ispirato proprio a quell’esemplare su misura, gettando le basi per la futura linea Pasha​.

Il Pasha secondo Gérald Genta

Bisogna attendere gli anni ’80 perché l’idea del Pasha rinasca come modello effettivamente in produzione.

In un periodo in cui Cartier cercava di ampliare la propria offerta con orologi sportivi da uomo, la maison decise di rispolverare proprio la storia del pascià di Marrakech. Nel 1985 venne così presentato il primo Pasha de Cartier destinato al pubblico, affidandone il design nientemeno che al grande Gérald Genta.

Già creatore di icone come l’Audemars Piguet Royal Oak e il Patek Philippe Nautilus, per reinterpretare in chiave moderna quel concept​.

Il risultato fu un segnatempo dall’estetica audace e inconfondibile. Eccezionalmente grande per l’epoca (cassa da 38 mm di diametro), il Pasha riprendeva il motivo del carré (il quadrato) inscritto nel rond (il cerchio): la cassa rotonda racchiudeva un quadrante con minuteria quadrata e soli quattro numeri arabi in carattere Art Déco ai punti cardinali​.

Controcorrente rispetto ai classici Cartier con numeri romani, questa configurazione conferiva al Pasha un carattere deciso e sportivo. Altrettanto distintivo era il grosso copricorona avvitato con cabochon blu (in zaffiro) assicurato da una catenella, che proteggeva la corona vera e propria sottostante e contribuiva all’impermeabilità fino a 100 metri​.

Completavano il design le anse “Vendôme” che collegavano il cinturino alla cassa.

L’orologio fu da subito un successo e divenne un esempio precoce di segnatempo unisex: pur essendo destinato agli uomini, venne rapidamente adottato anche da molte donne affascinate dal suo design audace e dalle generose proporzioni​.

Evoluzione di un’icona

Nei venticinque anni successivi al debutto, il Cartier Pasha conobbe innumerevoli iterazioni e divenne un vero e proprio laboratorio creativo per la Maison. Dalla fine degli anni ’80 e per tutti gli anni ’90 e 2000, la collezione Pasha si arricchì di nuove versioni e complicazioni, mantenendo i tratti fondamentali del design originale ma esplorando funzionalità inedite. Comparvero così modelli cronografi, con i caratteristici pulsanti a fungo ai lati della corona coperta; varianti con secondo fuso orario GMT; edizioni con calendario perpetuo, fasi lunari e altri virtuosismi tecnici​.

Tra le edizioni più interessanti e ricercate di questo periodo spiccano il Pasha “Grille” del 1997 – una variante celebrativa dotata di lunetta girevole tipo subacqueo e di una griglia dorata applicata sul quadrante, in omaggio al primo concept.

Il Pasha “Golf” ref. 30010, un esuberante esemplare pensato per i golfisti, con ben quattro pulsanti ornati da pietre preziose multicolori. Ciascun pulsante permetteva di tenere il punteggio di un giocatore diverso, trasformando l’orologio in un originale (e prezioso) segnapunti da polso​.

Tuttavia, dopo due decenni di evoluzione, il Pasha uscì gradualmente di produzione intorno al 2010-2011, con l’intento di far spazio a nuove linee. Per qualche anno, dunque, il nome Pasha scomparve dai cataloghi Cartier, lasciando però un’importante eredità di design e tecnologia.

Il nuovo millennio

Dopo una decade di pausa, Cartier ha deciso di far rinascere il Pasha per le nuove generazioni. Nel 2020, durante la fiera digitale Watches & Wonders, la maison parigina ha annunciato il grande ritorno del Pasha de Cartier, presentando una collezione completamente rinnovata ma fedele allo spirito originale. I nuovi modelli, proposti in due misure di cassa (41 mm e 35 mm) in acciaio, oro giallo o rosa, segnano l’ingresso del Pasha nell’era contemporanea con un posizionamento esplicitamente unisex​.

Dal punto di vista estetico, Cartier ha conservato i tratti distintivi che rendono immediatamente riconoscibile questo orologio – la cassa rotonda con ansa centrale a barrette Vendôme e la corona avvitata con cabochon e catenella – ma ha raffinato le linee per adattarle al gusto attuale. La lunetta, ad esempio, è ora liscia e lucidata a specchio, priva degli indici minuti presenti su alcune versioni storiche, dando al nuovo Pasha un aspetto più essenziale e moderno​.

La costruzione beneficia delle ultime innovazioni Cartier: la cassa è sottile (circa 9,5 mm di spessore per la versione grande) ma garantisce ancora un’ottima impermeabilità di 100 metri, e adotta il sistema QuickSwitch che consente di sganciare e sostituire cinturino e bracciale in pochi secondi​.

Anche la meccanica è stata aggiornata: al posto dei movimenti automatici di derivazione ETA impiegati nei decenni scorsi, battono ora calibri in-house Cartier di ultima generazione, come il collaudato 1847 MC visibile attraverso il fondello in vetro zaffiro​.

Il design contemporaneo del Pasha conserva dunque l’anima originale ma con dettagli aggiornati: le finiture alternano superfici lucide e satinate per esaltare le forme, le lancette ora sono azzurrate (invece che luminescenti come negli anni ’80) per un tocco di eleganza classica, e il datario è presente solo sul modello più grande, mentre la versione da 35 mm ne è priva per mantenere un quadrante magnificamente pulito​.

Anche con il Pasha, Cartier ha dimostrato di essere una maison orologiera di altissimo profilo, all’avanguardia e pregna di storia. Partendo dal Santos, di cui abbiamo già parlato qui su Orafix.com, come primo orologio da polso maschile, la storia del Pasha ne fa più di un semplice orologio.

Il Pasha è un racconto vivente di cultura e design, un orologio nato da una leggenda che nel tempo si è costruito una storia altrettanto importante, anche grazie alla sapiente mano di Genta, guadagnandosi un posto d’onore sia al polso di chi lo indossa sia nel cuore dei collezionisti.

E le storie attorno a Cartier non finiscono qui, promesso!

Share this post
Share to...