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Il quattro dell’orologiaio, un dettaglio nascosto (o forse no…)

Gli indici del quadrante di un orologio possono essere molto diversi da modello a modello. Vengono infatti utilizzati i numeri arabi, le forme geometriche o i numeri romani, e proprio questi ultimi presentano una caratteristica particolare, un numero quattro davvero inusuale.
Febbraio 11, 2025 – Marco De Luca

Oltre alla grafica e ai caratteri utilizzati, infatti, c’è un dettaglio che molto spesso passa inosservato.

Negli orologi con numeri romani il quattro non è composto con il classico“IV” ma al suo posto è presente un inusuale “IIII”, detto anche il “quattro dell’orologiaio ”(5-1 nel primo caso, 1+1+1+1 nel secondo).
Non si tratta ovviamente di un errore, ma di una scelta e di una convenzione ormai vecchie di secoli. Le due forme grafiche, infatti, sono entrambe valide ma venivano utilizzate in periodi storici diversi.

Un scelta matematica

La logica dietro i numeri romani è di tipo additivo/sottrattivo. Le lettere hanno un determinato valore e vanno a sommarsi o sottrarsi tra loro rispetto all’ordine in cui sono scritte.
Nell’antica Roma però veniva utilizzato solo il metodo additivo, ben visibile ancora oggi nella numerazione delle entrate del Colosseo.

La sottrazione fu introdotta solo in un secondo momento durante l’epoca imperiale, ma mai utilizzata per documenti o iscrizioni ufficiali.
La maggior parte dei cittadini d’altronde era analfabeta e poter contare le quattro linee piuttosto che fare sottrazioni era decisamente più semplice.

Un scelta religiosa

L’utilizzo della formula sottrattiva, esattamente come la conosciamo e utilizziamo oggi, divenne lo standard solamente dopo la caduta dell’impero romano.
La lingua latina, infatti, venne utilizzata per molto tempo come lingua ufficiale della Chiesa e con essa la sua numerazione.
Fu dunque naturale la scelta degli orologiai di utilizzare i numeri romani per i primi quadranti degli orologi, che fossero sui campanili delle chiese o negli edifici pubblici. A quel tempo però il numero quattro veniva già comunemente scritto IV, ma gli orologiai decisero di utilizzare la formula a quattro caratteri IIII.

C’era però anche una motivazione religiosa legata alla loro divinità più importante, Giove.
Il nome del re degli dei si scrive IVPPITER in latino. Utilizzare IV, ovvero le due lettere iniziali, per qualcosa di banale come un numero sarebbe stato considerato sacrilego, rischiando così di offendere il dio e subirne poi le conseguenze.

Un scelta estetica

Il quadrante di un oggetto prezioso come un orologio, destinato esclusivamente ai più facoltosi, doveva essere anche bello e armonioso.
Ecco allora che, per l’equilibrio e la simmetria del quadrante, al numero 8 (VIII) in basso a sinistra, decisamente voluminoso in numeri romani, viene contrapposto un 4 (IIII) a destra realizzato anch’esso con quattro simboli.

Che la scelta sia dettata dall’estetica e non da regole numeriche si capisce anche dal fatto che sullo stesso quadrante è presente sia il IX sia il IIII ovvero due numeri scritti con regole differenti, per sottrazione il primo e addizione il secondo.

Un scelta simbolica

Questa formula porta anche ad altri vantaggi estetici. Dividendo il quadrante in verticale per esempio si ottengono esattamente 14 simboli da entrambe le parti.

Un’altra particolarità è che tutta la numerazione del quadrante risulta divisa in tre gruppi da quattro.
I primi contraddistinti dalla lettera I (I, II, III, IIII), i successivi dalla lettera V (V, VI, VII, VIII) e gli ultimi dalla X (IX, X, XI, XII).

Un scelta economica

C’è anche una ragione economica nella scelta del “4 dell’orologiaio”.
Il “IIII” serviva per ottimizzare l’uso dei materiali per la realizzazione degli indici del quadrante.
Infatti, scrivendo “IIII”, si hanno in totale 28 simboli:
I+II+III+IIII+V+VI+VII+VIII+IX+X+XI+XII ovvero 20 “I”, 4 “V” e 4 “X”, con tutti i simboli in numero pari.
Bastava quindi un unico stampo con una “X”, una “V” e cinque “I” da ripetere quattro volte per formare tutte le cifre necessarie al quadrante. Scrivendo il quattro con “IV” invece le “I” sarebbero state 17 e le “V” 5, costringendo gli orologiai ad avere più stampi.

I primi orologi pubblici

Nel 1370 Carlo V, re di Francia, commissionò il primo orologio pubblico da inserire nella torre dell’odierno palazzo di giustizia.

A realizzarlo fu Henri de Vicche ebbe anche una breve discussione con il sovrano. L’orologiaio avrebbe voluto utilizzare il “IV”, spiegando che era la forma corretta all’epoca, ma Carlo V tagliò corto: “Io non ho mai torto” disse, imponendo l’utilizzo del “IIII”.
In questo caso probabilmente fu una questione scaramantica perché il re considerava la combinazione“IV”sfortunata essendo composta sottraendo I (1) al suo titolo V (quinto).
Anche un suo successore, Luigi XIV, si dice avesse una predilezione per il “quattro dell’orologiaio” imponendone così l’utilizzo nel suo regno.
Da quel momento in poi quasi tutti gli orologi con numeri romani avrebbero utilizzato “IIII” per segnare il quattro, tranne forse il più famoso.
Il Big Ben sulla torre del parlamento a Londra, infatti, si presenta con“IV”su ogni quadrante, probabilmente proprio per andare contro i nemici di sempre d’oltremanica.

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