Non dite cronometro… è un errore

Il cronometro infatti è un orologio progettato per avere un’elevata precisione e regolarità.
Il cronografo invece è uno strumento, o la funzione aggiuntiva di un orologio, capace di misurare degli specifici intervalli di tempo, esattamente quello che viene chiamato abitualmente cronometro.
Una caratteristica ovviamente non preclude l’altra, così un orologio può essere entrambe le cose contemporaneamente, proprio come un Rolex Daytona, che ha una precisione di marcia certificata e la complicazione dedicata al cronografo.
L’esatta definizione di questi due termini è stata data dall’International Organization for Standardization nella norma ISO 6426/2 del 1984 che definisce i principali termini tecnico-commerciali utilizzati nell’industria orologiera.
Ecco allora che la parola “cronometro” è semplicemente un marchio di qualità assegnato a un orologio.
Ho detto semplicemente, ma in realtà per potersi fregiare di questo nome l’iter è tutt’altro che semplice, tant’è che solo il 6% circa degli orologi svizzeri ottiene la certificazione.
Un cronometro, dal greco antico chrónos (tempo) e métron (misura), è un orologio con una notevole accuratezza e precisione.
Per essere tale deve essere approvato da un organismo ufficiale neutrale che ne testa il movimento in varie condizioni di utilizzo (per i cronometri meccanici da polso si eseguonoi test richiesti dalla norma ISO 3159) e solamente se tutte le prove vengono superate ottiene il certificato ufficiale.

Ogni nazione ha il suo ente certificatore ma il più importante è sicuramente quello elvetico, il “Contrôle Officiel Suisse des Chronomètres” il cui acronimo, COSC, è uno di quei termini che accompagnano spesso le descrizioni degli orologi. Tra l’altro soltanto i segnatempo di fabbricazione svizzera (Swiss Made) possono ottenere questa certificazione e una volta ottenuta, vista la sua importanza, la scritta “Cronometro ufficiale” fa sempre bella vista di sé sul quadrante.

Per ottenere l’approvazione dal COSC un movimento viene testato per 15 giorni consecutivi, orientato in cinque posizioni diverse e a tre differenti temperature (8°,23° e 38° gradi).
Al termine delle prove deve risultare un errore massimo compreso tra -3/+6 secondi al giorno e solo allora può definirsi un cronometro.
In Svizzera ogni orologio promosso a cronometro è identificato da un numero inciso sul suo movimento e scritto sul certificato rilasciato dal COSC.

Per quanto riguarda i cronografi invece è tutta un’altra storia.
Nato come strumento a sé per misurare la durata di un evento, il cronografo è diventato solo in seguito parte integrante di un orologio.
I primi cronografi della storia infatti risalgono agli inizi dell’ottocento. Il primo in assoluto, del 1816, fu realizzato in Francia dall’orologiaio Louis Moinet per le classiche (all’epoca) misurazioni astronomiche necessarie per la navigazione. Un vero e proprio gioiello regolato da uno scappamento a cilindro che oscillava alla sorprendente frequenza di 216.000 alternanze/ora e permetteva di calcolare il 60° di secondo.

A dare il nome a tutta la categoria però è stata, cinque anni dopo, l’invenzione di Nicolas Rieussec.
Il termine cronografo infatti deriva dall’unione delle parole greche chronos (tempo) e graphein (scrittura) e in effetti l’apparecchio del 1821 il tempo misurato lo scriveva proprio.
Realizzato per cronometrare le corse dei cavalli allo Champ de Mars di Parigi, questo dispositivo, provvisto di un piccolo serbatoio di inchiostro, aveva un funzionamento molto particolare.
A girare infatti erano i quadranti smaltati mentre le lancette, che erano fisse, schiacciando un pulsante lasciavano un segno di inchiostro.
I quadranti così marcati potevano essere letti per controllare il tempo misurato.
Montblanc rende ancora omaggio a Nicolas Rieussec e alla sua invenzione con la collezione di cronografi da polso che porta il nome proprio dell’orologiaio francese. Da notare sul quadrante i due indicatori rotanti che riprendono il disegno del cronografo originale.



