I cronografi più iconici: cinque modelli da conoscere

Praticamente tutte le case orologiere hanno uno o più modelli dedicati a questa complicazione ma, tra tutti, alcuni orologi sono diventati delle vere e proprie icone.
Ma cosa rende un modello iconico? È un particolare mix di tanti ingredienti: la storia, la tecnica, la riconoscibilità ma anche la capacità di oltrepassare le epoche. Un’estetica capace di resistere al passare del tempo, continuando ad affascinare il pubblico nonostante il cambiare delle mode.
Ne abbiano selezionati cinque con storie molte diverse uno dall’altro, ma che per un motivo o l’altro sono riusciti a entrare nel pantheon dell’orologeria.
Andiamo a scoprirli.



OMEGA SPEEDMASTER MOONWATCH PROFESSIONAL
Partiamo con il fiore all’occhiello della Omega, Omega Speedmaster Professional. Uno degli orologi più famosi e importanti della storia orologiera. Un’icona non solo tra i cronografi ma dell’orologeria in generale. Grazie alla sua incredibile storia che lo ha portato prima nello spazio e poi anche sulla luna.
Lo Speedmaster nasce nel 1957, a completare un trittico di orologi strumento della maison insieme al Seamaster e al Railmaster.


Al suo interno viene utilizzato il più piccolo movimento cronografico dell’epoca, ovviamente a carica manuale (i primi crono automatici d’altronde nasceranno solamente 12 anni dopo nel 69).
A realizzarlo è la Lemania che faceva parte dello stesso gruppo della Omega e con la quale collaborava;
il 27 CHRO C12 (ovvero 27 mm, cronografo e con contatore da 12 ore) che diventerà noto come calibro 321. Non solo era piccolo, ma anche antimagnetico e antiurto. Perfetto per un orologio sportivo.
La cassa dello Speedmaster viene disegnata in quegli anni cinquanta da Claude Baillod, classica nella forma ma con particolari anse ad elica.


Era ovviamente un cronografo dedicato agli sport motoristici, alle corse automobilistiche e ai piloti e, infatti, veniva pubblicizzato come l’orologio “per gli uomini che misurano il tempo in secondi”.
Questo fino al 1964 quando il cronografo della Omega fu selezionato come orologio ufficiale della NASA e approvato ufficialmente per attività extraveicolari nelle missioni spaziali. Proprio per questo la sua denominazione cambiò con l’aggiunta della parola Professional.
Per distinguere i modelli antecedenti al 1964 da quelli successivi, è sufficiente osservare la scritta “Professional” sul quadrante, che indica sia la nuova cassa da 42 mm più robusta, che i rigorosi test a cui l’orologio fu sottoposto per l’utilizzo nello spazio

Il momento che ha fatto entrare definitivamente lo Speedmaster nel gotha orologiero è avvenuto il 21 luglio 1969 quando, grazie a Buzz Aldrin, è diventato il primo orologio ad arrivare sulla Luna.
Neil Armstrong, il primo uomo ad aver messo piede sul satellite terrestre, invece, aveva lasciato il suo orologio all’interno del modulo lunare, in sostituzione di quello di bordo che non funzionava.
Un altro momento storico legato indissolubilmente a questo orologio è datata 1970, quando durante la missione “Apollo 13” si verificò un’avaria dei sistemi di bordo. Il cronografo di Omega ebbe un ruolo di rilievo nel salvataggio dell’equipaggio che, senza computer e corrente, utilizzò lo Speedmaster per cronometrare l’accensione dei motori e modificare correttamente la rotta di rientro.

Un salvataggio che è valso alla Omega il premio “Snoopy Awards” il riconoscimento della Nasa alle aziende esterne che contribuiscono alla sicurezza dei viaggi spaziali.
L’evoluzione di questo modello è passata anche per notevoli migliorie tecniche. Nel 1972 per esempio è diventato un orologio automatico grazie al calibro cronografico di manifattura Omega, il 1040, realizzato in collaborazione con Lemania.
Nel 1999, poi, Omega ha lanciato il nuovo scappamento Co-Axial, un cuore pulsante davvero innovativo. Il nuovo scappamento coassiale, infatti, richiede molta meno manutenzione e meno lubrificazione rispetto a quello classico ad ancora. Riducendo il tempo in cui le parti vengono a contatto, genera minor attrito e garantisce una maggior precisione di marcia.
Una creazione dall’inventore George Daniels del ‘76 e brevettato nell’80 e che solo Omega ha avuto l’intuizione e il coraggio comprare, realizzare e produrre in serie per i suoi orologi.
L’attuale versione dell’Omega Speedmaster Professional racchiude in sé il meglio di tutte le referenze Speedmaster precedenti, riprendendo anche i piccoli dettagli come il “Punto sopra il 90” sulla lunetta.
Esteticamente è quello che si avvicina più di tutti all’originale ed è una vera e propria dichiarazione d’amore della maison al suo leggendario Moonwatch.
Al suo interno il movimento Co-Axial, certificato METAS, non è solo molto preciso ma anche antimagnetico fino a 15.000 Gauss, tassativamente a carica manuale nelle sue configurazioni ispirate al passato.
Un modello disponibile sia con vetro esalite, come l’originale atterrato sulla luna o con il più moderno vetro zaffiro.
La linea Speedmaster nel tempo, però, ha avuto molte altre interazioni, con quadranti, materiali, dettagli e complicazioni sempre diverse che ne hanno ampliato la scelta. Ci sono stati anche modelli speciali e commemorativi dell’allunaggio e del salvataggio dell’apollo 13, facilmente riconoscibili per la presenza di Snoopy su quadrante e fondello.




Omega tra l’altro ha già anche realizzato un orologio per lo sbarco su Marte… un po’ in anticipo certo… ma non si sa mai… Un modello dedicato proprio al pianeta rosso che mostra anche l’ora marziana. Realizzato modificando l’ultimo Omega Speedmaster Professional X-33, il modello attuale degli astronauti Nasa e ESA…
Ma torniamo con i piedi per terra e la testa sulla luna con l’attuale Moonwatch, quello più classico e iconico, con lancette a matita e indici rettangolari provvisti di lume.
Vediamo allora le specifiche.

Referenza | 310.30.42.50.01.002 |
Cassa | Acciaio |
Diametro | 42 mm |
Spessore | 13,2 mm |
Da ansa ad ansa | 47,5 mm |
Distanza fra le anse | 20 mm |
Vetro | Zaffiro bombato con trattamento antiriflesso |
Impermeabilità | 50 m |
Calibro | Omega 3861 a carica manuale |
Riserva di carica | 50 ore |
Prezzo | € 8.900 con vetro zaffiro |
€ 7.900 con vetro in esalite |



ROLEX COSMOGRAPH DAYTONA
Lanciato nel 1963, il cronografo di casa Rolex è un altro esempio di come le icone nell’orologeria non vengono mai stravolte ma migliorate pian piano, mantenendo però le loro caratteristiche estetiche principali.



Da quella prima uscita, infatti, molto è cambiato nel Cosmograph Daytona, ma più nella sua meccanica che nell’estetica.
Il primo movimento manuale targato Valjioux, infatti, è stato sostituito nell’88 con un movimento El Primero della Zenith opportunamente modificato dalla casa coronata, fino alla rivoluzione del 2000 quando al suo interno ha iniziato a battere un movimento realizzato completamente in house.
Inizialmente il Cosmograph stava per essere chiamato Le Mans, tanto che uscì una pubblicità proprio con questo nome, cambiato subito però in Daytona, probabilmente per intercettare meglio il mercato statunitense.
Al giorno d’oggi il Daytona è senza dubbio il cronografo più richiesto sul mercato, nonostante il prezzo decisamente importante. Con gli orologi simbolo d’altronde funziona così e fa ancora più specie considerato che agli inizi della sua produzione era tutt’altro che richiesto.


L’ascesa di questo modello però stata letteralmente inarrestabile, amplificata anche da personaggi famosi che lo hanno indossato, primo tra tutti Paul Newman immortalato per anni con il suo Daytona personale (un regalo della moglie) che nel 2017 ha raggiunto all’asta l’incredibile cifra di 17,7 milioni di dollari.
E’ stato soprattutto il movimento automatico a dare una marcia in più alla popolarità del Daytona, diventando da subito praticamente introvabile dai rivenditori ufficiali.

L’ultima iterazione del Daytona è uscita nel 2023 per i sessant’anni del modello. Un design intramontabile e riconoscibile, a partire dai tre subquadranti, con tutte le novità tecniche della maison, dallo scappamento Chronergy, alla spirale Parachrom fino ad arrivare alla lunetta con scala tachimetrica realizzata dal 2016 in ceramica nera (anticipata nel 2010 sulla versione in oro rosa)
Tasti e corona sono a vite per migliorare la resistenza all’acqua su tutti i modelli mentre le varie iterazioni negli anni sono state davvero particolari, non solo nei materiali utilizzati per la cassa, ma anche per quanto riguarda il quadrante, presentato negli anni in vari colori ma anche materiali come la pietra o la meteorite.





Ecco allora che se la versione azzurra tipica dei Rolex in platino, chiamato Ice, ha davvero molti estimatori, l’ultima versione dedicata ai 100 anni della 24 ore di Le Mans ha letteralmente fatto il botto, grazie a un’estetica che riprende gli stilemi dei primi modelli, il numero limitato di esemplari e la cassa in oro bianco, con quotazioni che hanno dell’incredibile.
La versione in acciaio rimane comunque la più apprezzata e “relativamente” accessibile, nonché la più iconica. Sia con il quadrante bianco sia con quello nero.
Vediamo allora le specifiche.

Referenza | 126 500 LN |
Cassa | Acciaio 904 |
Diametro | 39 mm (anche se Rolex dice 40 mm) |
Spessore | 12 mm |
Da ansa ad ansa | 46 mm |
Distanza fra le anse | 20 mm |
Vetro | Zaffiro bombato con trattamento antiriflesso |
Fondello e corona | a vite |
Impermeabilità | 100 m |
Calibro | 4131 a carica automatica |
Riserva di carica | 72 ore |
Prezzo | € 16.250 |




ZENITH – CHRONOMASTER
Passiamo ora a un altro cronografo davvero iconico: lo Zenith Chronomaster El Primero.
Per una volta a essere protagonista è soprattutto il movimento interno di questo orologio, l’evoluzione di quel primo calibro del 1969 che fece letteralmente la storia. El Primero, come suggerisce il nome, è stato il primo cronografo a carica automatica integrato. Oggi sembra una cosa da poco, siamo quasi più abituati a vedere orologi meccanici automatici piuttosto che manuali. Ma a differenza delle altre complicazioni per avere un cronografo automatico si è dovuto aspettare davvero molto.


Il cronografo di casa Zenith sin da subito si è dimostrato un portento grazie anche alla sua realizzazione integrata che lo ha reso più sottile rispetto alla concorrenza uscita lo stesso anno ma con un movimento realizzato con un modulo cronografico sovrapposto a un movimento solo tempo.

Il moderno cronografo di casa Zenith riprende a piene mani dalla storia di questo modello e lo fa in una maniera davvero particolare.
Il Chronomaster, infatti, monta sempre l’El Primero, con la sua incredibile alta frequenza che permette di misurare il decimo di secondo e con la lancetta cronografica che compie il giro completo in 10 secondi.

A sorprendere è l’aver mantenuto tre declinazioni possibili di cassa, proprio come al suo esordio, la Classic che si rifà al modello A386 ed è riconoscibile per la sottile lunetta e una visione frontale caratterizzata dall’ampio vetro.


La versione Sport, con l’ampia lunetta in ceramica che riprende un po’ l’estetica del Daytona, da notare che il Rolex dall’88 al 2000 montava proprio un calibro Zenith El Primero modificato, e infine una versione chiamata Revival con la particolare cassa Tonneau che si rifà al modello A386 e lo storico e iconico bracciale a scala realizzato esclusivamente per questo modello.


Immancabili i subquadranti tricolore che si sovrappongono leggermente rendendo riconoscibile l’iconico cronografo stellato come anche la data alle 4,30.
La mia scelta tra i tre cade sul modello Chronomaster Classic… e allora vediamo le specifiche:

Referenza | 03.3200.3600 |
Cassa | Acciaio |
Diametro | 38 mm |
Spessore | 12.6 mm |
Da ansa ad ansa | 47 mm |
Distanza fra le anse | 19 mm |
Vetro | Zaffiro |
Impermeabilità | 50 m |
Calibro | El Primero 3600 con 36.000 A/h |
Datario | a ore 4:30 |
Riserva di carica | 60 ore |
Prezzo | Classic € 10.400 con bracciale (€ 9.900 con cinturino) |
Revival | € 9.600 (Bracciale a Scala) |
Sport | 11.800 |



BREITLING – NAVITIMER
Tra i marchi più specializzati nella creazione di cronografi c’è sicuramente la Breitling. E tra i vari modelli della maison con questa complicazione il Navitimer ha tutti i crismi di una vera e propria icona.
Se i modelli precedenti erano nati per gli sport motoristici il Navitimer è invece nato come vero e proprio cronografo da pilota.


Nasce nel 1952 con la referenza 806 come continuazione del Chronomat e da questo modello adotta la sua caratteristica principale, il regolo calcolatore sulla lunetta, diventando così l’orologio strumento più specializzato per l’aviazione. Il nome d’altronde lo conferma appieno Navi timer, Timer da navigazione.

La Breitling voleva realizzare un orologio capace non solo di dire l’ora e cronometrare i tempi, ma di coadiuvare i piloti in calcoli molto più complicati. Chiese dunque al matematico Marcel Robert di creare una lunetta con un regolo calcolatore in grado di eseguire calcoli logaritmici complessi.
La lunetta girevole bidirezionale diventa dunque uno strumento indispensabile all’epoca per facilitare la navigazione aerea, sia di linea che militare, capace di semplificare i calcoli complessi come il consumo di carburante, la velocità di decollo o atterraggio, la velocità media e la distanza percorsa.



In breve tempo il Navitimer venne adottato dall’AOPA, l’associazione dei piloti e possessori di aerei tant’è che le vecchie referenze fino alla fine degli anni 50 non hanno il logo della Breitling ma quello alato della AOPA.
Utilizzare quella lunetta non è affatto semplice e infatti l’orologio viene fornito con un libretto di istruzioni decisamente voluminoso e complicato, ma la sua iconica estetica comunque attrae ancora molto.

Nel 1962 venne realizzata anche una versione speciale per l’astronauta Scott Carpenter. Per il suo viaggio in orbita attorno alla terra, la missione Mercury-Atlas 7. Carpenter chiese un modello con l’indicazione a 24 ore invece che le classiche 12. Nello spazio d’altronde giorno e notte non hanno senso. Il modello, primo orologio da polso (non russo) ad andare nello spazio fu rinominato Navitimer Cosmonaute e ancora oggi in catalogo è presente una sua riedizione modernizzata, ovviamente con lancetta delle ore che fa il giro completo in 24 ore.




La casa di Grenchen propone oggi il Navitimer in molte varianti, sia di quadrante sia di dimensioni, con casse da 36, 41, 43 e 46 mm
La mia scelta finisce sul Navitimer B01 Chronograph da 43mm nella configurazione panda che riprende l’estetica della prima versione automatica del modello. Vediamo allora qualche dato.

Referenza: | AB 013 8211 B1A1 |
Cassa: | Acciaio |
Diametro: | 43 mm |
Spessore: | 13.7 mm |
Da ansa ad ansa: | 49 mm |
Distanza fra le anse: | 22 mm |
Vetro: | Zaffiro a cupola antiriflesso |
Impermeabilità: | 30 m |
Calibro: | Breitling 01 carica automatica |
Datario | a ore 6 |
Riserva di carica: | 70 ore |
Prezzo: | € 9.400 con bracciale (€ 9.050 con cinturino) |



TAG HEUER – MONACO
Torniamo ai motori, ma delle auto da corsa, perché anche la quinta icona cronografica ha uno stretto legame con le piste.
La Heuer, oggi Tag Heuer, è un altro marchio che si è concentrato da sempre nella creazione di splendidi cronografi. Basti pensare che la casa di La Chaux-de-Fonds ha ben due cronografi che possono essere considerati iconici: il Carrera e il Monaco. Il suo legame con la F1, di cui è tornata da poco cronometrista ufficiale, lo conferma appieno.
Oggi però ci concentriamo sul cronografo decisamente più riconoscibile e unico nel panorama orologiero: il Monaco con la sua particolare cassa quadrata.

La storia di questo orologio iconico inizia nel 1969, quando il consorzio Chronomat presenta il Calibro 11, il movimento cronografico automatico nato dalla collaborazione tra Heuer, Hamilton-Buren, Breitling e Dubois-Depraz. Un movimento che si gioca il primato con l’El Primero della Zenith e il Seiko 6139. In quell’incredibile 1969 vengono presentati tutti i primi nuovi cronografi automatici e la Heuer riesce a distinguersi da tutti presentando un modello davvero particolare il Monaco 1133 B
La forma della cassa infatti è quadrata ma è anche impermeabile fino a 100m. Una creazione unica sviluppata da Erwin Piquerez, un produttore svizzero di casse, che diede l’esclusiva del design alla Heuer.
Uno dei tratti più distintivi di questo movimento e gli orologi che lo montano, è la corona posizionata a sinistra, mentre i pulsanti cronografici si trovano a destra.
A rendere iconico questo orologio è stato soprattutto il suo legame con Steve McQueen che decide di indossarlo nel film del 1971 “Le Mans”.




La Heuer tra l’altro aveva come ambasciatore il pilota di Formula 1 Jo Siffert, che diventa il consulente per la realizzazione del film e conosce sul set Steve McQueen. L’attore, che deve interpretare un pilota, si confronta con Siffert per entrare nella parte.
Ecco allora che userà la sua tuta della scuderia sponsorizzata Heuer ma anche Gulf e sceglierà un orologio adeguato al personaggio. Siffert gli consiglia un Autavia come quello che indossava abitualmente ma McQueen decide invece per il più particolare Monaco 1133B creando un connubio indissolubile. Le sue foto in pista mentre si allaccia la tuta con il Monaco al polso sono un’immagine entrata nella storia del cinema e dell’orologeria.
Proprio il Monaco di Steve McQueen è stato venduto all’asta a fine 2020 battuto per ben 2.2 milioni di dollari.
Fuori listino a metà degli anni ’70, quello d’altronde era il periodo del quarzo, il Monaco fu reintrodotto nel 1998 e da allora ha visto miglioramenti estetici e meccanici, mantenendo inalterato il suo heritage in un orologio moderno con tutte le innovazioni tecniche del caso.



Nuove finiture, quadranti particolari, incredibili complicazioni, oggi il Monaco è declinato in molte varianti davvero interessanti ed alcune anche molto costose. Il fascino e la riconoscibilità della sua forma lo hanno reso una vera e propria icona dell’orologeria. La versione blu con strisce azzurro arancioni, i colori Gulf della livrea della macchina guidata da McQueen, è entrata a pieno diritto nell’immaginario orologiero, forse ancora più del modello blu indossato dall’attore, ed è indubbiamente una delle più richieste.




Tra i vari modelli però c’è anche una riedizione del primo iconico 1133b di Steve McQueen. Per questa particolare versione è stato ricreato un moderno calibro 11, sempre con corona a sinistra, non avrà le 80 ore di riserva di carica dei suoi fratelli… ma ha tutto il fascino dell’indissolubile unione tra Monaco e McQueen.
Vediamo allora le sue specifiche del Moderno Tag Heuer Monaco Chronograph Steve McQueen

Referenza: | CAW211P.FC6356 |
Cassa | Acciaio |
Diametro | 39 mm |
Spessore | 14.3 mm |
Da ansa ad ansa | 47 mm |
Distanza fra le anse | 22 mm |
Vetro | Zaffiro a scatola antiriflesso |
Fondello espositivo | in zaffiro |
Impermeabilità | 100 m |
Calibro | Calibre 11 Automatico |
Datario | a ore 6 |
Riserva di carica | 40 ore |
Prezzo | € 7.950 |
Versione Gulf | € 7.900 |
