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La luminosità negli orologi: dai quadranti radioattivi a quelli moderni

La storia del lume in orologeria ha visto cambiamenti davvero epocali. Nato per usi militari e subacquei è dovuto passare dalle morti delle Radium Girls fino ad arrivare all’invenzione tutta giapponese del Luminova.
Marzo 14, 2025 – Marco De Luca

Una delle caratteristiche principali di un orologio da sub è sicuramente la leggibilità del quadrante. Durante un’immersione è vitale poter controllare da quanto tempo si è sott’acqua, sia per la riserva di ossigeno, sia per le tempistiche di decompressione.

Cosa essenziale è che queste operazioni devono essere possibili anche in situazioni critiche senza possibilità di confusione. Ecco allora che gli indici del quadrante devono essere semplici e ben riconoscibili, le lancette diverse l’una dall’altra per non confonderle, i colori devono essere ad alto contrasto e anche al buio delle profondità marine il materiale luminescente deve rendere possibile la lettura.

Il Rolex Submariner ne è un ottimo esempio. Gli indici utilizzati dalla casa coronata sono stilizzati al massimo grazie all’utilizzo delle iconiche forme geometriche, diventate col tempo un must per questo tipo di orologi.

Ma è soprattutto la luminosità a essere essenziale. Più si scende sott’acqua, più l’ambiente diventa buio; avere indici e lancette luminescenti diventa vitale.

I Rolex moderni utilizzano una sostanza chiamata Chromalight per i propri orologi sportivi. Un materiale capace di brillare al buio per oltre otto ore.

Si tratta di un materiale fosforescente, ovvero capace di immagazzinare energia luminosa e di restituirla gradualmente nell’oscurità sotto forma di luce blu. Un’innovazione introdotta nel 2008 con il Rolex Deepsea ed esclusiva della casa coronata.

Ma non è sempre stato così, l’evoluzione della luminosità degli orologi è cambiata negli anni grazie a scoperte e miglioramenti che ne hanno reso l’utilizzo sicuro.

La luce radioattiva

I primi orologi ad avere indici e lancette luminescenti erano molto diversi da quelli odierni.

Tutto ebbe inizio con l’incredibile scoperta di una fisica, chimica e matematica polacca di nome Maria Salomea Skłodowska, sposata con il collega Pierre Curie e naturalizzata francese. Marie Curie, questo il nome con cui è passata alla storia, fu la prima donna a vincere il premio Nobel nel 1903. Il premio per la fisica le fu assegnato, insieme al marito e ad Antoine Becquerel, per gli studi sulla radioattività. 

Nel 1898 i coniugi Curie scoprirono un nuovo elemento, il Radio. Quattro anni più tardi, nel 1902, Marie riuscì a isolarlo puro nella sua forma metallica e, oltre ad ottenere per questa scoperta un secondo Nobel per la chimica nel 1911, creò una vera e propria rivoluzione.

Erano gli albori della ricerca sulla radioattività e il mondo rimase affascinato dalle nuove potenzialità di questo elemento, ignorandone però la pericolosità.

Una delle caratteristiche del Radio subito sfruttata è stata la sua luminescenza. La radioattività, infatti, se messa a contatto con uno scintillatore secondario, di solito solfuro di Zinco, lo fa brillare senza sosta, giorno e notte, senza bisogno di essere esposto alla luce per caricarsi.

Come spesso succede, la guerra produce una spinta determinante all’innovazione e durante il primo conflitto mondiale questa nuova tecnologia luminescente fu utilizzata in orologeria per dare la possibilità ai militari di controllare l’ora al buio durante le lunghe notti in trincea.

Non ci furono solo i quadranti luminosi però. Per quasi vent’anni il Radio fu considerato la panacea di ogni male. Vedere oggi le vecchie pubblicità di rossetti, creme, bevande o vestiti radioattivi venduti in tutto il mondo ci lascia senza parole, ma all’epoca era la normalità. 

Proprio dall’industria orologiera però arrivò il brusco risveglio.

Le Radium Girls

Uno dei casi giudiziari più importanti negli Stati Uniti riguarda proprio i quadranti luminosi. Nella cittadina di Orange negli Stati Uniti, la US Radium Corporation sin dal 1914 produceva una vernice radioluminescente a base di polvere di Radio chiamata Undark. Presto l’azienda divenne un fornitore ufficiale dell’esercito americano, realizzando i quadranti luminescenti per le truppe.

Per dipingere indici e lancette furono assunte centinaia di operaie, che rifinivano i quadranti grazie a piccoli pennelli. A queste lavoratrici fu assicurato che non correvano rischi maneggiando questa vernice e, per rendere il lavoro più preciso, veniva loro consigliato di girare la punta del pennello tra le labbra per rifargli la punta. Mentre i chimici e i dirigenti dell’azienda usavano guanti, pinze e schermi al piombo, alle operaie non venne fornita alcuna protezione.

Convinte che la vernice fosse innocua, alcune di esse usavano decorarsi le unghie e i denti per brillare nelle serate di festa.

Gli effetti dell’avvelenamento dalle radiazioni del Radio però non si fecero attendere. A una a una si ammalarono gravemente e l’alto numero di decessi non venne mai conteggiato ufficialmente.

Cinque operaie, passate alla storia come le Radium Girl, non avendo più nulla da perdere citarono in giudizio la ditta. La loro malattia era evidente, ma per trovare un avvocato disposto ad andare contro un’azienda fornitrice dell’esercito ci misero due anni, mentre la US Radium Corporation intanto falsificava i referti medici e cercava di screditarle.

La grande copertura mediatica del processo impedì che il caso fosse insabbiato, ma l’azienda riuscì comunque a farlo allungare così tanto che le ragazze, ormai in fin di vita, decisero di accordarsi ottenendo un risarcimento economico, un vitalizio (purtroppo breve) e il pagamento delle spese legali e mediche da parte della Radium Corporation. Il vaso di Pandora però era stato finalmente aperto e altre pittrici di quadranti gravemente malate, anche di altre aziende, poterono fare causa. Questo processo creò lo storico precedente legale che permette, negli Stati Uniti, il diritto dei singoli lavoratori che contraggono malattie professionali a citare in giudizio i loro datori di lavoro.

Mise in chiaro anche la pericolosità del Radio, soprattutto per i lavoratori che ne venivano a contatto, facendo aumentare le protezioni e i controlli.

Per avere una risposta seria al problema radiazioni però si dovette aspettare la fine degli anni ’50 quando la Commissione per l’Energia Atomica fissò dei limiti in termini di radioattività, costringendo anche i produttori di orologi ad adeguarsi.

Utilizzare poco Radio non era più sufficiente e così, dai primi anni ’60, il materiale radioattivo per la vernice luminescente fu cambiato, passando al molto più sicuro Trizio.

Per capire quanto il Trizio, ben segnalato sui nuovi quadranti tramite la lettera T, fosse più sicuro basta pensare che il Radio dimezza la sua radioattività in 1600 anni ed emette radiazioni gamma che oltrepassano quasi tutti i materiali, mentre l’emivita del Trizio è di soli 12 anni ed emette radiazioni beta che non riescono a oltrepassare la pelle dell’uomo.

Proprio per questo gli orologi vintage con quadrante al Radio, soprattutto quelli militari, vanno trattati con cautela anche oggi. Certo, ormai non sono più luminosi, ma solo perché le radiazioni nel tempo hanno deteriorato il solfuro di Zinco, il Radio invece è rimasto altamente radioattivo e rimarrà tale ancora per molti secoli.

Luminova, l’alternativa del sol levante

La svolta definitiva arriva nel 1993 quando il giapponese Kenzo Nemoto inventa il Luminova, un materiale fotoluminescente non radioattivo. Il funzionamento è diverso rispetto alle vernici radioattive sempre “accese”. Il Luminova funziona assorbendo luce e raggi UV e rilasciando pian piano l’energia accumulata sotto forma di luce. Con il passare delle ore il suo effetto diminuisce fino a esaurirsi, ma una volta esposto alla luce può essere ricaricato innumerevoli volte.

L’invenzione brevettata da Nemoto è stata concessa in licenza per produzione e distribuzione alla RC Tritec Ag, un’azienda con sede in Svizzera che la commercializza con il nome di Super-Luminova.

Negli anni il composto di pigmenti fotoluminescenti è stato migliorato aumentandone così la durata, e ora è presente in quasi tutti gli orologi moderni.

La Rolex, per esempio, nei suoi orologi ha sostituito il Trizio con il Luminova nel 1998, cambiandolo con il Super-Luminova nel 2000, entrambi con una luminescenza verde, per poi passare al Chromalight dal 2008, un ulteriore sviluppo dell’invenzione di Nemoto che però brilla di luce blu.

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