Wadokei: Gli orologi giapponesi ai tempi dei samurai

Nel mondo orologiero moderno, ci sono tradizioni e tecnologie che si sono evolute in modo parallelo, ma in Giappone, le cose sono andate in modo un po’ diverso. Oggi esploreremo un aspetto affascinante della storia giapponese, quello degli orologi giapponesi tradizionali, noti come Wadokei. Questi orologi, che risalgono a un periodo antecedente alla Seiko, Casio o Citizen, offrono uno spunto davvero unico su come il Giappone abbia concepito e misurato il tempo.
Il Giappone e l’isolamento
Per comprendere appieno gli orologi Wadokei, è importante capire un po’ di più sulla storia del Giappone. Fino al XIX secolo, il paese si trovava in una fase di isolamento totale dal resto del mondo, noto come il periodo Edo, che durò dal 1600 alla metà del 1800. Durante questo periodo, il Giappone chiuse le sue porte agli stranieri e le influenze culturali e tecnologiche dall’Occidente arrivavano solo in maniera limitata. Questo isolamento influenzò anche la tecnologia orologiera del paese.
I primi orologi meccanici che arrivarono in Giappone furono doni portati dai missionari cristiani, tra cui Francesco Saverio, nel 1551. Questi orologi occidentali rappresentarono una novità per il Giappone, ma con la chiusura delle frontiere nel 1641, rimasero l’unico esempio conosciuto e il paese iniziò a sviluppare i propri orologi in modo indipendente, creando il proprio sistema di misurazione del tempo.
Il Sistema del Tempo Giapponese
A differenza del nostro sistema di 24 ore al giorno, diviso in 60 minuti per ora, gli orologi giapponesi tradizionali erano strutturati su un sistema completamente diverso. Gli orologi Wadokei erano divisi in 12 sezioni di tempo, ma queste “ore” non erano costanti. La durata di ciascuna ora cambiava a seconda delle stagioni, poiché erano basate sul ciclo naturale della luce solare.
Durante un giorno, c’erano 6 “ore” dedicate alla luce e 6 “ore” dedicate alla notte. La durata di queste ore variava con il passare delle stagioni: d’estate, le ore di luce erano più lunghe, mentre in inverno erano più corte. Questo sistema adattativo significava che la lunghezza delle ore cambiava di stagione in stagione, un approccio che rifletteva il naturale andamento del tempo.
L’Utilizzo dei Numeri e dei Simboli
Un’altra particolarità degli orologi Wadokei riguardava l’utilizzo dei numeri. Nel sistema giapponese, i numeri 1, 2 e 3 non venivano utilizzati per contare il tempo, poiché erano associati alle pratiche religiose. Così, si iniziava a contare dal 9 fino al 4, in un ordine rovesciato, creando una struttura unica nel suo genere, ispirata alle bacchette di incenso che con il tempo si consumavano.
Inoltre, ciascuna di queste “ore” era associata a un animale dello Zodiaco cinese, il che rendeva ancora più particolare l’esperienza del tempo. Per esempio, si diceva che era “l’ora del topo” o “l’ora della lepre”, e sugli orologi giapponesi erano presenti i simboli che rappresentavano questi animali.
L’evoluzione dell’orologeria giapponese
Con l’avanzare del tempo, la tecnologia orologiera giapponese si sviluppò ulteriormente. Durante il periodo Edo, gli artigiani giapponesi iniziarono a perfezionare i propri orologi meccanici. Il più complesso di tutti, il Man Nen Dokei o Campana dei Mille Anni , è considerato uno dei più straordinari orologi giapponesi di questo tipo. Questo orologio, realizzato da Tanaka Hisashige, conteneva sei quadranti e indicava non solo l’ora giapponese, ma anche le ore occidentali, i giorni della settimana, le fasi lunari e persino il segno dello Zodiaco orientale. Un’opera incredibile che dimostrava la maestria degli orologiai giapponesi.
Il Passaggio al Sistema Occidentale
Nel 1873, il Giappone decise di adottare il sistema di 24 ore, abbandonando così il tradizionale sistema Wadokei. Questo cambiamento avvenne contemporaneamente all’adozione del calendario gregoriano e portò il Giappone a integrarsi più strettamente con il resto del mondo. Tuttavia, gli orologi Wadokei non svanirono completamente, tanto che alcuni modelli sono ancora conservati nei musei, come il Museo Seiko a Tokyo.
Il Ritorno del Wadokei
La storia degli orologi Wadokei, però, non è finito completamente con l’adozione del sistema occidentale. Nel 2011, un orologiaio giapponese di nome Masahiro Kikuno fece una vera e propria impresa, realizzando il primo orologio da polso meccanico automatico che seguiva il sistema delle ore giapponesi. Questo orologio, chiamato “Vadokei Revision”, era incredibilmente complesso, con gli indici delle ore che si spostavano stagionalmente. Ogni orologio creato era regolato in base alla latitudine del proprietario, per tenere conto delle variazioni stagionali.
Anche se il prezzo di questi orologi arrivava a 50.000 euro, il modello ha rappresentato un omaggio incredibile alla tradizione orologiera giapponese. Realizzati in pochi esemplari, oggi questi orologi sono molto rari e ricercati.
La storia degli orologi Wadokei rappresenta una parte unica e affascinante del patrimonio giapponese, dimostrando come un paese che si è isolato per secoli abbia sviluppato una propria concezione del tempo. Sebbene gli orologi Wadokei siano ormai spariti, l’eredità di questi orologi rimane un simbolo della cultura giapponese, un perfetto esempio di come l’innovazione possa nascere da tradizioni antiche. Se mai vi troverete in Giappone, non dimenticate di visitare il Museo Seiko o altri luoghi che celebrano questa straordinaria storia orologiera.
